In data 5 febbraio 2021, il Consiglio di Stato (CdS) ha emesso la sentenza 1101/2021 in un giudizio che ha visto coinvolti, da un lato, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) in qualità di appellante, e dall'altro Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. (FS) e le sue controllate Rete Ferroviaria Italiana - RFI S.p.A. (RFI) e Trenitalia S.p.A.. Con la sentenza, il CdS ha accolto l'appello presentato dall'AGCM (soccombente in primo grado), mettendo il punto finale ad un contenzioso iniziato nel 2012 a seguito della sanzione - pari a 300.000 euro - irrogata nei confronti di Trenitalia e RFI per abuso di posizione dominante.
Secondo l'Antitrust sono state messe in atto condotte anticoncorrenziali da parte delle società del Gruppo FS che attraverso una serie di azioni finalizzate a ostacolare e, infine, di impedire, alla società Arenaways di operare sul mercato ferroviario da poco liberalizzato (sulla tratta tra Milano e Torino). I giudici amministrativi hanno accolto la tesi dell'Antitrust che ciò sarebbe avvenuto attraverso l'avvio strumentale di una procedura di consultazione con le due regioni interessate (Piemonte, Lombardia), con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) nonché con l'Ufficio per la Regolazione dei Servizi Ferroviari (URSF), oggi Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART).
RFI aveva adottato comportamenti dilatori rispetto alla richiesta di assegnazione delle tracce avanzata da Arenaways, causando un ritardo di oltre 18 mesi nel consentire l'accesso alla rete ferroviaria. Trenitalia, dal canto suo, aveva fornito alla stessa URSF una rappresentazione della situazione errata per far pendere la decisione del regolatore impedendo la possibilità di effettuare fermate intermedie fra Milano e Torino. Oggi giustizia è fatta ma il progetto di Arenaways non si è potuto realizzare. Da allora il processo di concorrenza nei servizi di trasporto regionale si è arrestato e lo si vede dalla scarsa qualità dei servizi ferroviari per i pendolari e dai crescenti costi di esercizio. Rispetto alle ferrovie nord europee quelle italiane hanno costi più alti, ricavi più bassi, produttività inferiore del 20%, velocità commerciali e livelli di digitalizzazione modesti.
Dario Balotta, Presidente Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Trasporti
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