E' iniziato questa mattina (17 maggio) lo sciopero nazionale dei ferrovieri della manutenzione infrastrutture di RFI confermato dalla sola USB - Lavoro Privato - Attività Ferroviarie che, a differenza delle altre sigle sindacali, ha deciso il proseguimento della mobilitazione, convinta che occorra consolidare un fronte di opposizione come unica alternativa all'evidente deterioramento delle garanzie contrattuali e di legge dovute ad una crisi generata da scelte organizzative improntate alla (ir)razionalità economica privatistica che si ripercuote immediatamente sulle condizioni di salute e sicurezza. Un sistema organizzativo basato sulla deregolazione dei nastri di prestazione giornaliera, degli orari di lavoro e dei riposi, sull'incremento incontrollato del lavoro notturno e straordinario.
E sì: perché se esiste (come esiste) un problema di sicurezza sul lavoro nel settore, questo è tutt'ora in corso mentre sui tavoli nazionali si discute di magazzini, di fantomatiche (ri)riorganizzazioni e internalizzazioni delle attività (mentre aumentano costantemente gli stanziamenti finanziari per gli appalti nel settore), e si spacciano per conquiste occupazionali 1000 assunzioni in tutta Italia nel corso dell'anno, che evidentemente non copriranno neanche le progressive uscite dal lavoro per quiescenza o altri motivi.
Come denunciato più volte da USB - Lavoro Privato - Attività Ferroviarie, la manutenzione della infrastruttura di RFI è caratterizzata da gravissime lacune organizzative dovute alle politiche di taglio occupazionale e banalizzazione professionale operate in modo intensivo nell'ultimo decennio; in questo periodo gli addetti del settore manutenzione di RFI sono passati da circa 25.000 a poco più di 10.000. Un buco, creato dai mancati rimpiazzi dei ferrovieri pensionati o trasferiti ad altre mansioni, che ha determinato una pesantissima ricaduta sulle professionalità e sui carichi di lavoro moltiplicatisi anche in funzione del notevole aumento dell'offerta del servizio di trasporto ferroviario e dunque dei treni circolanti. Un sovraccarico di incombenze ad alta responsabilità che ricade su un numero di addetti progressivamente ridotto fino alla grave insufficienza di oggi, a fronte del massiccio trasferimento della manutenzione e di ingenti risorse pubbliche alle imprese private del settore.
Uno sciopero per denunciare gli accordi nazionali e territoriali che favoriscono l'impresa privata a danno dell'occupazione, della professionalità e della sicurezza sul lavoro nelle attività di manutenzione infrastrutture.
Uno sciopero per una politica industriale e organizzativa rispettosa della vita e della dignità dei lavoratori del settore; per la rivendicazione del diritto alla partecipazione assembleare dei lavoratori all'iniziativa sindacale; per la salute e la sicurezza, la crescita occupazionale e professionale, la difesa e il miglioramento delle condizioni generali di lavoro; per le tutele effettive (normative ed economiche) per il lavoro notturno; per la revisione delle politiche di appalto e il ri-potenziamento della funzione produttiva e di controllo di RFI sulle attività di manutenzione infrastrutture.
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