A coloro che dicono che "l'idea del treno non è fattibile", FVM- l'Associazione che da oltre 20 anni si batte per il ripristino della linea Fano Urbino -, replica chiedendo a RFI di dire ai nostalgici della ciclabile lungo i binari che com'era progettata è divenuta ILLEGALE.
Si fa infatti un continuo parlare della ciclabile a 1 metro e mezzo dai binari (bocciata dal Mit, bocciata da RFI e per ultimo bocciata dal neo Assessore Regionale Baldelli) come di una occasione perduta e che ubicandola altrove non si sarebbe fatto in tempo per la fine del 2021 ad impegnare i 4,5 M€ disponibili per la sua realizzazione. Questa pregiudiziale è decaduta dato che causa covid l'utilizzo dei fondi comunitari FSC è stato prorogato al dicembre 2022.
E in ogni caso nulla di più falso nel complesso delle affermazioni: nel Giugno 2019 la Regione ha prodotto un progetto (preliminare) per realizzare questa ciclabile cosiddetta "del Metauro", lo ha presentato ad RFI in quanto chiedeva di attestarsi ad 1,5m dal più vicino binario nella fascia di proprietà di RFI e di sormontare con pannelli rimuovibili(?) i tratti su ponti, viadotti e nelle 8 gallerie, che ammontano ad oltre 13 km sui 48 circa da Fano ad Urbino.
La proprietà (RFI), pur assentendo alle richieste in base alla legge sui cantieri temporanei(?!), ha risposto nel gennaio 2020 con una sostanziale bocciatura vietando che la ciclabile sormontasse i binari nelle gallerie, imponendo la messa in sicurezza idraulica dove il ballast verrebbe appianato con asfalto e soprattutto escludendo l'uso di ponti e viadotti in modo diverso da quello ferroviario. In definitiva suggeriva di "ubicare questa ciclabile altrove".
Incurante di ciò e dei rilievi del MIT la struttura tecnica regionale presentò il progetto del giugno 2019 alla CDS - Conferenza Dei Servizi - del 20/02/2020 senza alcuna modifica richiesta dalla proprietà RFI: si prevedeva il 1^ stralcio fino a Tavernelle esaurendo tutti i 4,5 Milioni di Euro disponibili.
A parte lo scarso fair play verso la proprietà, in occasione della CDS è emerso che c'è una grossa interferenza tra la ciclabile e la strada "compensativa" in area CODMA. La strada è in rilevato, realizzata di traverso alla ferrovia e necessiterà di un sottovia per superare questa barriera con pendenza del 5% ( ovvero oltre 150 m di sottovia, con quali costi?).
Le altre osservazioni del MIT rimasero inevase per oltre 8 mesi. Infine la Soprintendenza (SABAP) delle Marche non è stata messa nella condizione di decidere se i bellissimi viadotti degli inizi '900 fossero compatibili con la giustapposizione di due stradelli ciclabili a sbalzo fuori dagli archi, a 25 -30 m di altezza (!). FVM non ha fatto calcoli di dettaglio ma con gli enormi costi aggiuntivi delle richieste della proprietà anche ad un profano appare evidente che il 1^ stralcio sarebbe arrivato, si e no, alla periferia di Fano.
Dato che per giungere in Urbino - tra ponti, ponticelli, viadotti e gallerie vi sono oltre 13 km di queste interferenze - è fuorviante affermare che quel progetto fosse in fase molto avanzata e che si sarebbe perderso molto tempo per realizzare l'opera altrove. Alla luce di questi fatti il progetto andava comunque rifatto quasi da zero, ricominciando da capo.
Inoltre l'ubicazione è stata contestata da FVM in quanto non rispondente alle norme di sicurezza sulle distanze di nuove costruzioni dai binari.
Viste le alzate di scudi contro le intenzioni del neo Assessore ai trasporti di preservare la Fano-Urbino da opere che l'avrebbero snaturata, nella conferenza CIFI (Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani), il 18.12.2020, FVM ha posto il quesito sulla ciclabile ad 1,5 m dai binari, cui ha risposto la stessa responsabile RFI. L'ingegnera, ha ben tenuto conto che il 26.10.2020 era entrato in vigore in via definitiva con la registrazione dalla Corte dei Conti, il decreto di approvazione dell'Aggiornamento anni '18-'19 del Contratto di Programma tra MIT ed RFI.
Aggiornamento che includeva il finanziamento di 1 milione di € per la Ferrovia Turistica Fano Urbino.
Quindi veniva meno l'assenso da essa dato prima delle approvazioni ministeriali citate. Assenso peraltro dato con le pesanti richieste di modifica citate.
QUESITO F V M: "PER LA FANO-URBINO, INSERITA TRA LE 18 FERROVIE TURISTICHE DELLA L. 128/'17, E' FINANZIATO LO STUDIO DI FATTIBILITA' COME DA 3 ART.2 DELLA LEGGE ( 1 ML€ SU 45,5 ML€ PER RIPRISTINARLA "A TURISTICA"). .. omissis.. F V M CHIEDE SE NEL PERIODO TRANSITORIO FINO AL RIPRISTINO, AI FINI DELLE DISTANZE CON NUOVE COSTRUZIONI ENTRO LA FASCIA DI RISPETTO, SIA DA APPLICARE IL DPR 753/80, OVVERO CHE LA DISTANZA MINIMA DELLE NUOVE INFRASTRUTTURE DAI BINARI SIA NON INFERIORE AI 5-6 METRI".
RISPOSTA DI RFI:".....le linee dismesse che stanno però nella Legge 128, queste per noi (di RFI) sono tornate ad essere ferrovie in esercizio nel senso che noi dobbiamo prevedere che a breve possa essere appunto riattivato il binario e permessa la circolazione del treno turistico; quindi credo che noi adotteremo la salvaguardia ( di sicurezza) anche per queste; perché se a breve è previsto il percorso del treno, chiaramente rientra nel discorso della salvaguardia del Dpr 753/'80".
Ne deriva che non si possono fare nuove ciclabili a meno di 5-6 m dal binario più vicino, salvo deroghe, che a distanza minore sarebbero ILLEGALI.
E non è tutto: il 29 dicembre nel Corriere della Sera u.s., le Ferrovie dello Stato comunicavano sempre tramite l'ingegnere responsabile degli asset immobiliari di RFI che a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni per la riconversione in greenways c'erano i 1450 km di linee dismesse esclusi i 185 convertiti in turistiche. Insomma dove le Legge prevede che passerà il treno le ferrovie non ne vogliono sapere di piste ciclabili!
Fine della storia.
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