In queste difficili giornate in cui tutte le attività non essenziali del nostro Paese sono ferme, si fa un gran parlare di sanitari, forze dell'ordine, addetti al comparto alimentare e camionisti, che nonostante tutto continuano ad essere operativi con il loro fondamentale apporto professionale.
Una categoria poco menzionata, ma non per questo meno importante, è quella dei ferrovieri. Infatti, mentre i servizi passeggeri sono stati ridotti al lumicino (vedi News ferroviarie del 23/03/2020), non è così per il trasporto merci su ferro che non ha subito particolari flessioni, ma anzi riveste in questo momento un ruolo primario per la movimentazione di beni essenziali lungo la nostra Penisola (vedi Brevi ferroviarie del 25/03/2020).
Ed ecco che facendo scrolling su Facebook, in queste lunghe giornate da trascorrere in casa, compare un post di un macchinista di un'impresa ferroviaria merci, che affida al social il suo pensiero esternando le difficoltà incontrate quotidianamente nello svolgimento della sua attività in tempi di Covid-19.
Ci piace riportarle qui di seguito, anche per ringraziare tutti i ferrovieri, macchinisti e non solo, che anche in questo momento di emergenza sono al loro posto. Ringraziamento ovviamente esteso a tutte le categorie di cui sopra.
"Vorrei fare alcune considerazioni per chi, come me, è macchinista di un'impresa ferroviaria cargo, impegnata a garantire la sopravvivenza della nostra economia e l'approvvigionamento dei generi di prima necessità alla Nazione.
Siamo in prima linea da inizio mese, a differenza del servizio passeggeri rimodulato in base alle necessità di spostamento (nella notte non circolano più treni di quel servizio). Noi nel garantire i trasporti delle merci dal Sud Italia per il Nord e viceversa lavoriamo con le medesime modalità pre-crisi: tradotto in soldoni, si lavora continuamente la notte. Soltanto che ora, venendo meno i locali che somministrano pasti, ci vediamo costretti a mangiare panini sia a pranzo sia a cena, il più delle volte nella cabina della locomotiva durante le soste per esigenze di servizio.
Siamo costretti a munirci in partenza sia del pranzo sia della cena, consapevoli che tutto ciò sia dovuto. In effetti il macchinista e il ferroviere in generale è una professione che va intesa come una mission al servizio del Paese, ma nonostante tutto ciò veniamo continuamente snobbati dai media nazionali: probabilmente fa più audience parlare di personale ospedaliero, Forze dell'Ordine che risultano ancor più indispensabili e visibili. Noi purtroppo non disponiamo di un servizio mensa in ospedale oppure in caserma, quindi le uniche opportunità di consumare un pasto caldo le abbiamo quando dopo mille peripezie raggiungiamo la nostra abitazione a orari improponibili.
Oltre a tutti i disagi, anche la beffa. Dopo aver terminato il servizio, il più delle volte prima di raggiungere casa ci rechiamo al supermarket per fare la spesa: almeno qui a Milano la coda varia dai 250 mt ai 500 mt negli orari di punta. Non essendo un "disagiato" ovvero un ospedaliero oppure una persona delle F.F.O.O., devi giustamente fare la fila ordinaria (a noi è preclusa la corsia preferenziale), con il risultato che sveglio dalle 01.00, e sono le 11.00 del mattino, dopo aver percorso 400 km su e giù per l'Italia può starci che ti appisoli appoggiato al carrello in fila. Ma tranquillo, a svegliarti dal torpore ci pensa chi ti segue in fila: "Oh se hai sonno potevi anche rimanere a casa...". Pazienza, chiedi scusa e avanzi nella speranza di non appisolarti più finché sarà il tuo turno di ingresso.
Concludo. Vorrei ringraziare chi legge questo sfogo, credo ammissibile, e voglio tranquillizzarvi: Noi siamo Macchinisti e Ferrovieri, quindi continueremo la nostra mission nonostante tutte le difficoltà sempre al servizio dell'Italia e degli italiani, per far sì che si riesca al più presto a uscire da questo brutto periodo."
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